08/02/15

"Questo scontro tranquillo".

Come uno squarcio, al primo ascolto del disco nuovo. Uno squarcio.




"Luna di Milano dimmi tu,
parlami di tutti i miei amici,
dei nostri sogni assurdi che si sono avverati

Luna di Roma dimmi tu,
parlami delle canzoni che escono dagli edifici,
dei nostri sogni assurdi che si sono avverati"

Le luci della centrale elettrica

18/01/15

Osservazioni.

Ho osservato come ultimamente io immagini esistenze che altri vivono. E le vivono perfettamente, così come io le ho sapientemente e dettagliatamente immaginate.
Ma che cazzo sta succedendo?

05/01/15

Ciao maestro. Grazie.
'Masaniello è crisciùte
Masaniello è turnato
E je so' pazz'

28/10/14

Sicily

Voglio andare in Sicilia.
E perdermi in te.
Di libertà.
"E' chesta a fortuna"...


19/10/14

Zac!

Festeggio la sensazione di sentirmi come "stappata" dopo diversi mesi, direi quasi anni.
Comprendo come esprimermi nella scrittura sia una delle opportunità più feconde, per me, una sorta di esercizio dell'equilibrio. Principio d'ordine da cui ricavo una capacità di ascolto di me, potentissima.
Festeggio l'aver raggiunto un desiderio: talvolta aspettare l'occasione giusta ripaga lunghi mesi di insofferenza, senso della sconfitta, buio, movimenti lentissimi e fatti sul fondo fondissimo del proprio ottimismo.
Come liberata, dunque, da un silenzio che mi costringeva quasi a dubitare dei miei stessi pensieri e concetti e sensazioni.
Ad un certo punto ho sentito: "Adesso, adesso!".
La spada. La penna. La spada. La penna. La spada.

30/08/14

Il centro.

"Dell'età adulta ti piacciono soprattutto le mattine. Niente più risvegli di soprassalto un quarto d'ora dopo il suono della sveglia, niente compiti di francese fatti solo per metà, niente verbi da ripassare alla fermata. Niente professori che brandiscono registri dentro i sogni. Soprattutto nessun senso d'inadeguatezza a pedinarti lungo la giornata con il sollievo soltanto di un sospiro al cambio d'ora. Le mattine dell'età adulta, invece, sono una vita piena d'aria."

Da "Mattina" - La vita non è in ordine alfabetico -  A. Bajani


Ipazia


"Riconobbe, da ricordi che affondavano da lontane profondità, il mare, una sterminata pianura d'acqua, che come uno specchio degli dei rifletteva il cielo, cupola cerulea di cui un sole abbagliante era signore e padrone.
[...]
Ormai nuda si avvicinò alla battigia.
I piedi fremettero al primo contatto con la frescura dell'acqua, ma non si fermò, entrò lentamente tagliando le piccole onde che rompendosi contro le sue gambe lanciavano schizzi di schiuma sul corpo sudato. Il mare le coprì le ginocchia, il ventre, fino al petto: e ci fu il contatto con la grande distesa azzurra, con l'acqua limpida da cui trasparivano piccoli pesci guizzanti e granchi saettanti in ogni direzione sulla sabbia del fondo, con la spuma delle onde che luccicava sotto un sole implacabile ma dolce nel suo dare senza chiedere niente. S'immerse completamente, con gli occhi aperti in un'unione con quella essenza liquida, invitandola ad entrare in ogni fessura del suo corpo, in ogni organo invisibile e singolo elemento, quasi a respirare di nuovo acqua e non aria, com'era al principio."

"Ella è maestra che ha coscienza, questa è la vita; conoscenza, questo è il rispetto della libertà; fede ovvero ricerca del divino e non di dio, questi è l'insegnamento".

Grazie.







13/08/14

Trentanove.

È l'ultimo nella fila del 3.
Stamane mia madre, al telefono, dopo gli auguri, mi ha detto che quest'anno cade proprio di mercoledì, come l'originale insomma.
In seguito mi ha descritto la cronistoria di quella giornata. Spingevo dalla mezzanotte. Spingevo forte. Ma sono venuta alla luce solo alle due e mezza del pomeriggio, quando, cioè, l'aria infuocata dell'estate mediterranea bruciava fuori, sui corpi neri e sui muri bianchi. 
Mi ha parlato di un'ostetrica un po' fredda e distaccata, che staccava il turno alle 14 e ha preferito non stimolare in alcun modo il parto per non prolungare oltre il suo orario di lavoro. A seguire  è arrivata un 'altra ostetrica, cicciona, solare e gioviale che ha fatto sì che mia madre partorisse in mezz'ora. 
Mia madre ha aggiunto che avevo i capelli come adesso: scuri e folti. 
Mia zia è passata a farmi gli auguri. Anche lei, guardando i miei capelli, ha fatto lo stesso commento e siamo scoppiate a ridere. 
Mi piace pensare che sono nata di giorno, d'estate, nella luce accecante d'agosto, nel caldo che infuriava, col mare a due passi, coi capelli scuri e forse già pieni di sabbia. 
Io sono la mia nascita. E in questo giorno lo sento sempre, lo sento forte. 

29/06/14

REwind.

Ogni tanto torno indietro e mi tuffo nel passato. Rimbalzo dolcemente dentro le bolle dei ricordi.
E sto.
Tu?
Chissà dove sei, cosa fai, cosa pensi, quanto ti batte il cuore.

22/06/14

Fino dentro. Infondo.

In me c’è qualcosa di rotto.
Sono come l’orologio che si ferma poco dopo averlo caricato, come il piatto incrinato che non torna nuovo se anche lo incolli con cura.
In me c’è qualcosa di schiacciato. Sono come il tubetto di dentifricio quando nulla ne esce se anche lo premi, come la pallina da ping-pong ammaccata che non può tenere più in gioco nemmeno un buon giocatore.
Ci sono oggetti distrutti e schiacciati dal principio, senza motivo, in me: l’ombrello che non sta aperto, il violino fuori uso e i sandali coi cinturini rotti, il rubinetto intasato, il flauto sfiatato, la lampada consumata.
Eppure non mi perdo di morale, l’ira non mi trascina, né mi tormento come una volta, anzi mi auguro di potermi riempire di quelle cose inutili, restando distrutto e schiacciato, in questo trovando il mio orgoglio.
Kikuo Takano